2007-2008 “La guerra di Troia non si farà”

ETTORE: Padre, i miei compagni ed io rientriamo sfiniti. Abbiamo pacificato il nostro continente per sempre. D’ora in poi vogliamo vivere felici, vogliamo che le nostre donne possano vivere senz’angoscia e avere i loro figli.
DEMOKOS: La guerra non ha mai impedito a nessuno di fare l’amore.
ETTORE: Dimmi perché troviamo la città così cambiata per la presenza di Elena. Dimmi cosa ci ha portato in più, da valere una guerra coi Greci.
PRIAMO: Mio caro figlio, guarda solamente questa folla, e comprenderai che cosa è Elena. Lei è una specie di assoluzione. Elena prova a tutti questi vecchi qui e quelli coi capi canuti all’ingresso della città, a quello che ha rubato, a quello che trafficava in donne, a quello che ha sprecato la sua vita, che avevano in fondo a loro stessi una rivendicazione segreta, che era la bellezza. Se la bellezza fosse stata vicino a loro, come lo è oggi Elena, non avrebbero derubato i loro amici, né venduto le loro figlie, e tanto meno bevuto le loro eredità. Elena è la loro redenzione, la loro rivincita, il loro avvenire.
ETTORE: L’avvenire dei vecchi mi lascia indifferente.

Il dramma in due atti La guerre de Troie n’aura pas lieu è una delle opere teatrali francesi più conosciute del Novecento. Fu scritta nel 1935, l’anno in cui Hitler promulgò a Norimberga le leggi razziali e l’Europa era sospesa tra le ragioni della pace e della guerra. Il dramma è una sorta di preludio all’Iliade, ambientato in un’età remota, “in cui i personaggi del mito – ora colti nelle loro umanissime fragilità, ora emblemi di più alto significato – non sono ancora entrati nel regno della leggenda”.
“La guerra di Troia non si farà”, dice Andromaca a Cassandra mentre si alza il sipario. Ettore, reduce dall’ennesima guerra e desideroso di pace, ha convinto Paride a restituire Elena al marito Menelao per evitare lo scontro con i Greci. Ma il re Priamo e il poeta Demokos sostengono che quell'”incarnazione di bellezza” deve restare a Troia, costi quel che costi. Arriva l’ambasciata greca, guidata da Ulisse e Oiace, ed Ettore tenta di negoziare il ritorno di Elena. Anche l’astuto Ulisse sembra cedere al richiamo della pace, ma un’osservazione offensiva di Oiace serve da scusa a Demokos per incitare il popolo troiano ad attaccare i Greci. Sta per profilarsi un nuovo casus belli e per la poesia vi sarà nuova materia di canto: l’opera di G Giraudoux termina dove comincia l’Iliade. Un enigmatico ed inquietante dono viene lasciato dai greci, destinato a diventare l’emblema dell’inganno e della fatalità che ogni guerra ha in sé. s.f.

Interpreti Personaggi
Andrea Moretti Ettore
Silvia Serafini Andromaca
Laura Turato Cassandra
Marta Magnolato Priamo
Giada Mometti Ecuba
Lorenzo Spadotto Paride
Gioia Bergamo Elena
Francesca Busanel Demokos, il poeta troiano
Eleonora Gottardi Cànikis, capo del Senato troiano
Norma Ilaria Ligas Abnèos, ufficiale troiano
Ambra Moro Garbug-lios, giurista
Cristina Rinaldo Busiris, giurista
Lorenzo Janna Oiace
Marco Fantuz Ulisse
Enrico Novello La Pace
Susanna Ciaccio/
Alessandra Guiotto
Iris
                                                             Regia di

Nota sull’autore

Originario della provincia francese, Jean Giraudoux (1888-1944), dopo gli studi giovanili di germanistica, intraprese con successo la carriera diplomatica, senza mai abbandonare l’attività letteraria. Dopo il successo di numerose novelle e romanzi, dal 1928 si dedicò soprattutto alla scrittura teatrale, spesso ispirata a miti classici rivisitati in chiave moderna: Anfitrione 38 (1929), La guerra di Troia non si farà (1935), Elettra (1937). Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, fu responsabile presso il Ministero degli Esteri francese dell’informazione e della propaganda. Deluso e amareggiato dalla politica, negli anni dell’occupazione tedesca ebbe ruoli sempre più marginali nell’amministrazione della Repubblica di Vichy e la sua opera fu segnata dal tema della catastrofe e della follia (La pazza di Chaillot). Morì nel 1944.

Responsabile del Progetto-teatro è la professoressa Stefania Fiocchi, che ha curato anche la scelta delle musiche e ha realizzato, in collaborazione con Cristina Bincoletto, tecnico di laboratorio, la locandina dello spettacolo.

giraudoux

ETTORE: Chi ve l’ha dato contro di noi? Troia è conosciuta per la sua umanità, la sua giustizia, le sue arti!
ULISSE: Non è per dei crimini che un popolo fa un passo falso col proprio destino, ma per degli errori. Il suo esercito è forte, le sue casse sono traboccanti e i suoi poeti in piena forma. Ma un bel giorno, non si sa il perché, dei suoi cittadini tagliano crudelmente gli alberi, il suo principe rapisce villanamente una donna, e i suoi ragazzi adottano una cattiva condotta, da quel giorno è perduto. I popoli, come gli uomini muoiono di impercettibili scortesie. E’ dal loro modo di starnutire e di consumare le calzature che si riconoscono i popoli condannati. Voi, senz’ombra di dubbio, avete rapito malamente Elena…
ETTORE: Voi vedete la sproporzione tra il rapimento di una donna e la guerra in cui uno dei nostri due popoli morirà?
ULISSE: Parliamo di Elena. Vi siete sbagliati su di lei, Paride e voi. La conosco da quindici anni, e la osservo. Non c’è dubbio. Lei è una di quelle rare creature che il destino mette sulla terra per suo uso personale. Hanno l’aria innocua. Alcune volte si tratta di una borgata quasi un villaggio, una piccola regina, quasi una bambina, ma se voi la toccate, guai a voi! Sta lì la difficoltà della vita, distinguere tra gli esseri viventi e gli oggetti, quello che è l’ostaggio del destino. Voi non siete stati capaci di distinguere. Avreste potuto toccare impunemente nostri ammiragli , nostri re. Paride avrebbe potuto lasciarsi andare senza pericolo nei letti di Sparta e di Tebe, a venti generosi abbracci. Ha scelto il cervello più stretto il cuore più duro il sesso più stretto…Siete perduti.
ETTORE: Vi rendiamo Elena.
ULISSE: L’insulto al destino non prevede riparazioni.
ETTORE: Perché discutere allora? Nascosta sotto le vostre parole vedo finalmente la verità. Volete le ricchezze di Troia! Avete fatto rapire Elena per avere un pretesto onorevole per farci la guerra! Arrossisco per la Grecia che sarà eternamente responsabile e vergognosa.
ULISSE: Responsabile e vergognosa? Credete! Le due parole non vanno minimamente d’accordo. Se sapremo di essere veramente responsabili della guerra, sarà sufficiente alla generazione attuale di negare e mentire per assicurare la buona fede e la buona coscienza di tutte le nostre generazioni future. Mentiremo. Ci sacrificheremo.

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